Uno degli argomenti più caldi nell’ambito della sicurezza, almeno nel recente periodo, è rappresentato, senza alcun dubbio, dagli spazi confinati.
Sicuramente occorre partire da un dato di fatto: il numero di incidenti, quasi sempre con esiti mortali, che si sono verificati a seguito dell’ingresso di persone in spazi confinati è piuttosto significativo.

manutenzione spazi confinati

Manutenzione di un serbatoio con attrezzatura adeguata

E’ facile ricostruire un elenco partendo dal recente passato: Porto Marghera (2008, 2 morti), Castel Bolognese (2008, 1 morto), Molfetta (2008, 5 morti), Mineo (luglio 2008, 6 morti), Sarroch (2009, 3 morti), Riva Ligure (2009, 2 morti), Capua (2010, 3 morti), San Ferdinando di Puglia (2010, 1 morto).
Soltanto nel periodo 2005-2010 si sono verificati 29 incidenti mortali in ambienti confinati, che hanno causato la morte di 43 lavoratori: ogni episodio ha portato in media alla morte di 1,5 persone.
Numeri veramente drammatici, inaccettabili.

Nuove regole per gli spazi confinati

Di fronte a questa vera e propria strage il Legislatore si è sentito in obbligo di intervenire: su un quadro di norme, peraltro già in vigore, ha quindi ritenuto opportuno innestare un decreto specifico, il DPR 177/11, recante “Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti, a norma dell’articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81“.

Si tratta di uno schema ormai consolidato: di fronte ad una questione sul quale è puntata l’attenzione dell’opinione pubblica non ci si preoccupa di capire le reali cause del problema, al contrario si procede a promulgare nuove regole, mascherando con la rapidità della risposta ed il rigore delle nuove regole una sostanziale ignoranza dei termini reali della questione.

A questo si aggiunga il problema della risposta del sistema produttivo e degli operatori della sicurezza in qualche modo coinvolti nel problema: si è generata una corsa ad essere più realisti del re, più conservativi che mai, almeno in certi ambiti, con interpretazioni della norma che potremmo definire “integraliste”, mutuando un termine oggi tragicamente molto in voga.

Tutto questo fervore ha per caso finalmente interrotto la serie dei morti? La risposta è contenuta nella seconda parte del nefasto elenco: Molfetta (2014, 2 morti), Emo di Adria (2014, 4 morti), Mare Adriatico (2016, 1 morto), Messina (2016, 3 morti), Ravenna, 2016, 1 morto).

esercitazione di emergenza negli spazi confinati

Esercitazione di salvataggio di emergenza nei spazi confinati

Dunque la risposta è negativa: si continua a morire per spazi confinati nonostante le nuove norme così severe e così severamente applicate. L’impressione è che il problema dunque non stia nelle regole, ma nella loro applicazione. Infatti la massima severità è appannaggio di ambiti lavorativi al cui interno probabilmente il livello di sicurezza era già sufficientemente elevato senza che ci fosse il bisogno delle nuove regole. Nei settori e nei comparti lavorativi dove si lavorava “male” prima dell’emanazione delle nuove regole, probabilmente si continua a farlo.

Ecco che allora nasce l’esigenza di un approccio critico alla regolamentazione contenuta nel DRP 177 per evidenziarne gli inutili appesantimenti burocratici che ha introdotto anche a carico di chi le regole, che peraltro già c’erano, le rispettava e per stigmatizzare l’approccio eccessivamente rigoroso e fiscale che troppi operatori del settore ormai adottano.

La normativa previgente sugli spazi confinati

Iniziamo però da un rapido esame della normativa previgente, vale a dire degli obblighi previsti dal D. Lgs. 81/2008 in materia di spazi confinati.

L’art. 66 del Testo Unico stabilisce infatti il divieto di consentire l’accesso dei lavoratori in tutti gli ambienti confinati “ove sia possibile il rilascio di gas deleteri” senza un accertamento dell’assenza di pericolo per la vita e la sicurezza dei lavoratori e senza aver preventivamente reso salubre l’atmosfera. Il medesimo articolo prescrive che, qualora vi fosse un ragionevole dubbio sulla pericolosità dell’atmosfera, occorre predisporre mezzi di recupero dei lavoratori (che devono essere conseguentemente legati mediante cintura di sicurezza e vigilati dall’esterno) e idonei mezzi di protezione individuale. Inoltre l’articolo stesso prescrive esplicitamente che l’apertura di accesso a tali luoghi deve avere dimensioni sufficienti a consentire il recupero di un lavoratore privo di sensi. Non ci sono deroghe: se l’apertura non ha queste caratteristiche, non si entra!

Se ci si riflette, in questo articolo c’è tutto quanto serve. Le condizioni per autorizzare il lavoro ed eseguirlo in sicurezza sono ben chiarite ed esplicitate. Non occorrerebbe aggiungere altro. In particolare vale la pena sottolineare con enfasi che l’adozione di misure quali la predisposizione di mezzi di recupero, di vigilanza, di mezzi di protezione individuale è necessaria solo in presenza di un dubbio sulla potenziale pericolosità dell’atmosfera. Se dubbi a riguardo non ve ne sono, tali misure devo ritenersi del tutto inutili, sproporzionate rispetto alle reali esigenze e destinate a divenire una prassi abitudinaria alla quale i lavoratori tendono ad attribuire minore importanza rispetto al caso in cui l’adozione di tali misure fosse giustificata da un rischio reale.

Invece oggi basta la definizione di “spazio confinato” (che di per sé non presuppone affatto la potenziale presenza di rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori per presenza di sostanze pericolose e rischio di sotto-ossigenazione dell’atmosfera) a far scattare una sorta di riflesso condizionato: diventa quindi obbligatoria la predisposizione di mezzi di recupero, che ovviamente dovranno essere certificati e adatti al tipo di apertura (orizzontale, verticale, ecc.), la presenza di vigilanza continua, l’uso di autorespiratori o di mezzi di ventilazione forzata. Si omette completamente la valutazione del rischio ed una successiva definizione delle misure di sicurezza ragionevolmente proporzionata all’entità dello stesso.

intervento di manutenzione serbatoio

Intervento di manutenzione in un serbatoio con tutte le misure di sicurezza

In certi cantieri si sta profilando la nuova tendenza per gli anni 2017-2018: l’obbligo per le aziende i cui lavoratori devono accedere a Spazi Confinati di dotarsi di una Squadra di Soccorso appositamente addestrata a prestare il soccorso in tali situazioni e al recupero degli infortunati. E tutto questo anche a fronte di “spazi confinati” costituiti dal corpo cilindrico di un generatore di vapore, al cui interno era presente acqua e che non presenta alcun collegamento a collettori di distribuzione di sostanze pericolose: uno spazio confinato, è vero, ma senza alcun rischio che possa essere presente un’atmosfera pericolosa.

Sempre nell’ambito del D. Lgs. 81/2008, all’allegato IV capitolo 3, troviamo ulteriori disposizioni riguardanti le lavorazioni in spazi confinati. Vengono ribaditi gli obblighi dell’art. 66, con alcune differenze:
Fra i parametri da verificare prima di consentire l’accesso in uno spazio confinato viene citata la temperatura.
Viene esplicitato l’obbligo di intercettare le tubazioni di alimentazione in comunicazione con lo spazio confinato.
La vigilanza all’esterno dello spazio confinato è indicata come obbligatoria a prescindere dall’effettiva sussistenza di pericoli legati all’atmosfera interna.
Viene indicata la necessità di prevenire anche eventuali incidenti dovuti all’innesco di atmosfere esplosive dovute alla presenza di vapori o gas infiammabili.

Le stesse disposizioni sono infine ritrovate all’art. 121dove si danno disposizioni relative allo svolgimento di lavori in spazi confinati nell’ambito dei cantieri. La sola novità è costituita dalle indicazioni relative alla scelta dei DPI per le vie respiratorie, ossia quando sia possibile usare le maschere al posto dell’autorespiratore.

Il quadro che emerge è sicuramente completo e dettagliato: le misure concrete e tecnicamente validate per assicurare la sicurezza ci sono tutte.
Che necessità c’era dunque di un nuovo decreto, di nuove disposizioni? Tanto più alla luce del fatto che lo stillicidio degli incidenti non si è interrotto per merito del nuovo decreto.

Le nuove disposizioni del DPR177

Proviamo ad analizzare le nuove disposizioni contenute nel DPR177.
Un primo elemento: il decreto si applica sia ad ambienti sospetti di inquinamento che a “spazi confinati”. Dunque per l’applicazione delle regole introdotte non è necessario che sussista il rischio di presenza di atmosfere genericamente pericolose, ma è sufficiente che l’ambiente di lavoro, per le sue caratteristiche “geometriche”, si configuri come “confinato”.

Il decreto si prefigge in particolare di creare un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, intenzione che evidentemente sottende la convinzione che, al fine di garantire la sicurezza, grande importanza è attribuibile alla qualificazione degli operatori.

Conseguentemente all’articolo 2 il Decreto stabilisce che le attività all’interno di spazi confinati possono essere svolte esclusivamente da aziende o lavoratori autonomi che, in particolare, risultino in possesso dei seguenti requisiti:
Almeno il 30 % della forza lavoro deve essere costituito da personale con esperienza almeno triennale relativa a lavori in spazi confinati o sospetti di inquinamento. Qualora questo personale “esperto” sia in regime di appalto, il contratto deve essere “certificato”.
Tutto il personale deve essere informato e formato sui fattori di rischio intrinseci alle attività in spazi confinati.
Possesso di DPI, strumentazione e attrezzature idonei alla prevenzione dei rischi propri delle attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Il personale deve risultate regolarmente addestrato all’uso di tali dispositivi.
Definizione di procedure conformi alle disposizioni degli articoli 66 e 121 D. Lgs. 81/2008 (precedentemente illustrati) e addestramento del personale al rispetto delle stesse.

All’articolo 3 vengono definite le procedure di sicurezza per l’accesso agli ambienti sospetti di inquinamento o confinati.

Al comma 1 si stabilisce l’obbligo a carico del Committente dei lavori di provvedere alla informazione del personale che dovrà accedere agli ambienti in oggetto in merito ai rischi esistenti negli ambienti ed alle misure di prevenzione ed emergenza adottate: il legislatore ha determinato la durata MINIMA di tale attività di informazione: un giorno!
Sempre il Committente deve individuare un proprio rappresentante (con esperienza almeno triennale in materia di lavori in ambienti confinati e addestrato in merito alle procedure di sicurezza) che vigili al fine del coordinamento dei lavori.

Al comma 3 si stabilisce l’obbligo di implementare una procedura di lavoro per l’esecuzione dei lavori in sicurezza, comprensiva della eventuale fase di soccorso e di coordinamento con i soccorsi esterni.

corda sicurezza ispezione serbatoio

Ispezione di una cisterna con corda di sicurezza e sistema di respirazione

I punti critici della normativa spazi confinati

I punti critici della normativa sono.

  • La definizione dei corsi di informazione e formazione e di aggiornamento della stessa avrebbe dovuto essere effettuata mediante apposito decreto entro 90 giorni dall’emanazione del DPR: stiamo ancora attendendo. Questa lacuna lascia spazio ad interpretazioni molto variabili. Capita che in certi cantieri Coordinatori per la Sicurezza in fase di Esecuzione particolarmente zelanti richiedano necessariamente almeno 8 ore di formazione per gli operatori (fornendo con sospetta solerzia quindi indicazioni per eventuali integrazioni formative dell’ultimo minuto)
  • Eccessiva indeterminatezza del campo di applicazione: riferirsi genericamente a spazi confinati apre il campo a interpretazione molto fantasiose. Ci sono dei casi in cui l’applicazione rigorosa di queste norme di fatto risulta impossibile. Si pensi per esempio ad attività come quelle già citate di verifica dello stato di conservazione di generatori di vapore o di attrezzature a pressione che hanno contenuto sostanze pericolose: tali attività vengono svolte da operatori esperti all’interno di ambienti dove non è presente alcun rischio di inquinamento dell’atmosfera o di sotto-ossigenazione e in contesti dove è sostanzialmente impossibile trovare personale interno all’organizzazione del Committente in grado di sovrintendere all’attività (generatori di vapore sono presenti all’interno di tintorie, piccole realtà produttive): si renderebbe quindi necessario per eseguire una verifica della durata di qualche decina di minuti (che da tariffario ministeriale vale poche centinaia di euro al massimo), nominare un consulente esterno che svolga l’attività di coordinamento prevista avendo le competenze richieste, predisporre idonee attrezzature per il recupero della persona, impegnare il tecnico per un giorno allo scopo di informarlo sui rischi presenti (!!!).
  • Aver determinato in un giorno (8 ore) la durata dell’attività di informazione costituisce una assurdità anche in contesti dove sono presenti effettivamente dei rischi: per quanto si cerchi di tirarla in lungo è difficile estendere tale attività su un lasso temperale così elevato. Sarebbero sufficienti 1 o 2 ore al massimo, soprattutto alla luce del fatto che, per effetto delle altre disposizioni contenute nel decreto, il personale ha già ampie cognizioni relative al tipo di rischi che dovrà affrontare. In certi casi tale attività di informazione è molto più lunga ed impegnativa dei lavori stessi, costituendo quindi un inutile dispendio di tempo e denaro.
  • Prevedere mezzi di recupero di eventuali infortunati e squadre di soccorso all’interno di spazi confinati apre problematiche di non poco peso: chi si prende la responsabilità di autorizzare l’ingresso di soccorritori non professionisti in uno spazio confinato dove evidentemente il verificarsi di un infortunio indica la presenza di condizioni di pericolo immediato per la sicurezza dei lavoratori? Si tratta di un’esplicita violazione dell’art. XXX. Inoltre se viceversa l’analisi del rischio evidenzia che sono assenti rischi di inquinamento, che senso ha predisporre il recupero di persone soggette a malori o infortuni?

Se si analizzano le cause degli incidenti avvenuti, è immediato concludere che nella stragrande maggioranza dei casi essi sono stati determinati dalla mancata adozione delle più banali norme di sicurezza. Che senso ha emanare dunque norme più severe e incisive se le norme esistenti, qualora correttamente rispettate unitamente ai generali obblighi di valutazione del rischio, avrebbero di per sé garantito che la quasi totalità dei tragici eventi non si sarebbero verificati? Il solo obbligo di valutazione del rischio sarebbe di per sé sufficiente a determinare un sicuro svolgimento di questo tipo di lavorazioni attraverso la definizione di misure di sicurezza realmente adatte allo specifico caso e non definite a priori in maniera astratta e solo per dimostrare la propria prontezza di risposta e sensibilità all’opinione pubblica.

Foto: Official United States Air Force Website “9th Civil Engineer Squadron conquer darkness, confined spaces”
La nuova normativa sugli spazi confinati
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