La depurazione delle acque nell’industria conciaria è un passaggio impegnativo nel processo di produzione delle pelli, anche perché in questo tipo di lavorazione vengono impiegate grandi quantità di acqua.

Una soluzione ecologicamente più sostenibile arriva dal distretto conciario toscano, zona d’eccellenza nel nostro paese.

Impianto pilota per risparmiare acqua nelle concerie

Il progetto di ricerca che sarà alla base della sostenibilità idrica del distretto conciario toscano ha un nome significativo: “Acqua 360”.

Si tratta di un ciclo integrato di recupero che depura e affina le acque reflue civili per reimmetterle nei processi produttivi delle aziende conciarie, così da evitare che ne venga attinta di nuove dalle falde del sottosuolo.

Nell’ambito del progetto, finanziato nel quadro del POR FESR Toscana 2014-2020, è stato realizzato un impianto pilota (chiamato Acqua 360) di depurazione e affinamento delle acque reflue civili, con l’obiettivo di produrre una quantità sufficiente di acqua di processo che durante la sperimentazione è stata fornita a tre concerie campione, che ne hanno validato il processo depurativo e la fattibilità del riutilizzo.

La sperimentazione si estenderà all’intero comparto per effettuare ulteriori test di impiego della risorsa idrica reflua depurata dall’impianto pilota anche su “ricette” e fasi di lavoro differenti da quelle condotte dalle concerie partner, in modo da avere una casistica rappresentativa e quantificare performance meccaniche e chimico-fisiche.

Economia circolare nella depurazione delle acque nell’industria conciaria

Propedeutiche ad Acqua 360 sono state le ricerche condotte da alcuni dei partner del progetto dal 2005 ad oggi, sulle caratteristiche composizionali dell’acqua utilizzabile all’interno del ciclo conciario e sull’ottimizzazione del processo di affinamento di quella reflua civile, con il relativo riutilizzo nel ciclo conciario.

Gli attori principali sono il depuratore Aquarno, DelAcque e Poteco, i Laboratori Archa e le concerie San Lorenzo, Settebello e Victoria, mentre il palcoscenico è quello del distretto industriale di Santa Croce sull’Arno, che si estende in un raggio di 10 km tra le province di Pisa e Firenze e rappresenta una delle principali realtà nel settore della lavorazione conciaria a livello nazionale e internazionale, che conta su oltre 250 concerie.

Il modello di depurazione eco compatibile è in corso nel depuratore di Aquarno e rappresenta un esempio unico nel suo genere di economia circolare, che punta su moduli di trattamento per ultrafiltrazione, nano filtrazione e disinfezione.

Nella prima fase c’è una depurazione biologica, cioè particolari batteri eliminano gli inquinanti organici contenuti nei reflui domestici che arrivano all’impianto.

Il secondo step prevede una filtrazione, inizialmente attraverso membrane di ultrafiltrazione e in seguito con membrane di nano filtrazione, così da eliminare tutti i solidi sospesi, i virus, i batteri e anche la maggior parte dei sali.

Infine, c’è il raffreddamento e lo stoccaggio dell’acqua trattata, per poi procedere all’approvvigionamento delle concerie mediante autobotte (nella fase sperimentale), con una potenzialità di acqua trattata dall’impianto pari a 100 m3/giorno.

I benefici sono importanti, considerando che si riutilizza la risorsa idrica di scarto, non si fa ricorso a nessun prodotto chimico nella fase di depurazione e inoltre c’è una riduzione delle sostanze di sintesi chimica anche nel processo di concia.

Cosa riserva il futuro

Acqua 360 è alla base della progettazione e realizzazione di un imponente progetto di raccordo del sistema di depurazione, il cosiddetto “Tubone”, che avrà il suo fulcro nel depuratore Aquarno e sarà a pieno regime entro i prossimi tre anni.

La lunghezza prevista è di 50 km, con 42 comuni coinvolti, ed è già in programma secondo l’accordo tra Ministero dell’Ambiente, Regione Toscana e amministrazioni locali.

Il costo totale dell’opera è di 200 milioni di euro, a fronte dei 18.000 m3/giorno di acqua affinata e fornita al comparto.

Il nuovo sistema integrato permetterà di redistribuire l’acqua reflua trattata direttamente alle concerie che non dovranno più estrarla dal sottosuolo per conciare le pelli, in un’ottica di perfetta economia circolare.

Il depuratore, inoltre, disinquina tutte le acque di scarico prodotte dal polo conciario che vengono rilasciate pulite nei fiumi ed è connesso a un sistema di trattamento e riduzione dei materiali fangosi risultanti dalla depurazione, che li processa per destinarli al riutilizzo in altri settori, come quello dell’edilizia.

Si tratta di un passaggio importante, considerando che qui viene effettuato un attento recupero del cromo, utilizzato nei processi di concia, e restituito alle aziende.

Anche i residui degli scarti delle lavorazioni sono recuperati e destinati ad altri usi, infatti attualmente si riescono ad ottenere rimozioni superiori al 98,5% delle concentrazioni di inquinanti di ingresso.

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