L’industria conciaria della pelle può essere anche green. A dimostralo il progetto europeo Lifetan (eco-friendly tanning cycle) che ha messo a punto dei prodotti ecosostenibili a base di scarti di origine naturale, il tutto abbattendo l’inquinamento derivante dalla lavorazione dei pellami, senza inficiarne la qualità, e riducendo del 20% l’acqua utilizzata.

Le innovazioni del progetto Lifetan

Una rivoluzione verde che ha introdotto un’innovazione nel processo di concia, focalizzandosi sulla sostituzione dei prodotti chimici come cloroparaffine, etossilati dinonilfenoli e cromo – utilizzati per le fasi di macerazione, sgrassaggio, tintura, ingrasso e concia – con soluzioni naturali e biodegradabili.

Lifetan è stato finanziato dalla Comunità Europea con oltre 500mila euro ed è nato sulla base dei risultati di cinque studi e ricerche precedenti, che hanno individuato soluzioni sostenibili in singole fasi del processo di concia.
1 Podeba, per la fase di macerazione, ha ideato un agente macerante, ottenuto dal riciclo e dal trattamento ad hoc di letame avicolo, riducendo il contenuto di azoto nelle acque reflue.

Ecodefatting, per la fase di sgrassaggio, ha realizzato dei prodotti sgrassanti a base di scarti dell’industria lattiero-casearia che hanno il vantaggio di essere biodegradabili e privi di sostanze sottoposte a limitazioni di quantitativo (come nonilfenoli e nonilfenolo etossilati).

Oxatan, per la sostituzione del cromo in fase di concia, ha dimostrato che l’ossazolidina combinata con altri agenti di conciatura vegetali o sintetici è una valida alternativa ecologica. La concia tradizionale al cromo, utilizzata nel 90% della produzione mondiale di manufatti in cuoio lavorato, prevede l’impiego di cromo trivalente, sostanza che in certe condizioni si può ossidare generando il cromo esavalente, un agente cancerogeno. Una problematica rilevante considerando che per produrre una sola tonnellata di cuoio, una conceria europea produce circa 50 metri cubi di acque reflue e 700 kg di rifiuti solidi, scarti del processo di produzione dove il cromo è super presente.

Bionad, per la fase di tintura, ricorre all’uso di coloranti più naturali e solubili, privi di sostanze chimiche ausiliarie. I coloranti tradizionali contengono prodotti chimici tra il 10-200% del peso del colorante, con un impatto sul processo di trattamento delle acque reflue di tintura. I coloranti di Bionad, invece, sfruttano la naturalizzazione, ottenuta formando un legame chimico fra un colorante sintetico e lo zucchero del lattosio, creando una nuova specie chimica. In questo modo si può ridurre fino al 90% la quantità di agenti chimici associati all’uso di coloranti per le pelli o eliminarli del tutto.

Ecofatting, per la fase di ingrasso, ha messo a punto dei prodotti ingrassanti a base di derivati di oli naturali, al posto di cloroparaffine a catena corta, sostanze soggette a restrizioni di utilizzo.

Obiettivi raggiunti nella concia ecologica

“L’unione fa la forza”. E il punto di forza di Lifetan è di aver utilizzato in successione i prodotti messi a punto da tutti questi progetti, tracciando una via green per la concia sostenibile. Per i test sono stati scelti i distretti più rappresentativi dell’industria conciaria e cioè quelli italiani e spagnoli, dove è concentrata l’industria conciaria europea, caratterizzata principalmente da piccole e medie imprese.

Combinando questi prodotti alternativi ecologici si sono prodotti oltre 200 campioni di pellami bovini, ovicaprini e di maiali, il tutto con investimenti minimi, considerando che si sono utilizzati attrezzature, bottali e dotazioni strumentali già presenti nelle concerie.

Dal punto di vista dell’impatto ambientale, un primo risultato è collegato alle acque di scarico: con questo processo innovativo sono più biodegradabili rispetto a quelle derivanti dai processi tradizionali, il che implica una maggiore fattibilità del trattamento biologico delle acque reflue. Allo stesso modo, rifiuti, fanghi e sottoprodotti risultano privi di cromo e quindi più semplici da depurare.

“Il processo Lifetan – si legge nelle conclusioni del progetto – riduce drasticamente l’impatto ambientale generato durante il processo di concia e anche alla fine del ciclo di vita della pelle, sia per lo smaltimento finale di scarti di pellami ottenuti durante la lavorazione, sia per lo smaltimento dei prodotti in pelle dopo l’uso.

Le attività del progetto hanno contribuito alla politica ambientale europea anche con la proposta di una innovativa tecnologia di macerazione al gruppo tecnico dell’Integrated Pollution Prevention and Control, in attesa di proporre questa tecnologia nel suo complesso. Inoltre, i prodotti naturali testati sono un esempio di pratiche di economia circolare, in cui uno scarto di un settore viene trasformato in prodotto per il settore conciario, riducendo il fabbisogno di risorse primarie”.

Industria conciaria, la via sostenibile
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