di Anna Simone

Nel mondo sono numerosi i progetti avviati negli ultimi anni con l’obiettivo di catturare l’Anidride Carbonica, che si produce in quantità rilevanti anche nei processi industriali.

Fino a poco tempo fa le tecnologie di sequestro delle emissioni di anidride carbonica erano considerate una soluzione di serie B per contrastare la crisi climatica, oggi invece hanno guadagnato spazio in molte strategie di decarbonizzazione.
Attualmente ci sono due tipi di soluzioni:

  • carbon capture and storage (CCS), capaci di catturare l’anidride carbonica durante un processo produttivo prima del rilascio nell’ambiente per poi stoccarla nel sottosuolo
  • direct air capture, che risucchiano con appositi filtri le molecole di CO2 direttamente dall’aria.

Impianto di cattura Orca

Va in quest’ultima direzione Orca, il più grande impianto di cattura di CO2, costruito nel 2020 dalla svizzera Climeworks e dall’islandese Carbfix ed entrato in funzione a fine estate 2021.
Si trova vicino alla centrale geotermica di Hellisheidi, in Islanda, così che ad alimentare il sequestro dell’anidride carbonica provvede solo l’energia proveniente sottosuolo.
A pieno regime la struttura rimuoverà circa 4mila tonnellate di CO₂ atmosferica l’anno, immagazzinandole in modo permanente attraverso il processo di mineralizzazione naturale. Il funzionamento è lineare: l’impianto aspira l’aria ed estrae il biossido di carbonio attraverso alcune reazioni chimiche. Come? Per raccogliere l’anidride carbonica, la struttura ha dei ventilatori per aspirare l’aria in un collettore dotato di materiale filtrante all’interno. Una volta che è stato riempito di CO2, la temperatura viene aumentata per rilasciare l’anidride carbonica dal materiale, dopodiché il gas altamente concentrato può essere raccolto. Infine la CO2 viene miscelata con l’acqua prima di essere iniettata a una profondità di mille metri dove viene mineralizzata, ossia trasformata in roccia.

L’impianto di Orca, oltre a dimostrare l’efficacia di cattura, ha anche come obiettivo anche la scalabilità industriale della tecnologia per ridurre le emissioni di gas serra, infatti si base su una struttura modulare, con potenti unità di raccolta impilabili.
Non mancano le criticità. I costi sono elevati, Bloomberg parla di un investimento iniziale compreso tra i 10 e i 15 milioni di dollari, a cui si aggiungono quelli del processo, circa 600/800 dollari per tonnellata di CO2 catturata. L’Islanda, inoltre, a differenza degli altri paesi del mondo, può contare su una particolare geologia sotterranea con ampie riserve di energia geotermica.

Soluzioni pilota per la cattura della CO2

In Canada si sta cercando di estrarre l’anidride carbonica inquinante dall’atmosfera e trasformarla in carburante. L’impianto è dell’azienda canadese Carbon Engineering che l’ha strutturato per far passare la CO2 da sorta di torre di raffreddamento, in seguito è esposta a un liquido alcalino dalla cui reazione chimica fuoriesce una soluzione di carbonato che viene lavorato in modo da estrarre l’anidride carbonica in forma fluida così da miscelarla con l’idrogeno e produrre benzina e diesel. Il vantaggio è che si ottengono idrocarburi che non immettono nuova anidride carbonica nell’atmosfera, ma trasformano quella già esistente.
Altre tecnologie si stanno sviluppando nel comparto del cemento, dove si generano molte emissioni di anidride carbonica; al momento si cercano soluzioni per rendere il cemento più sostenibile, facendo in modo che assorba l’anidride carbonica anziché rilasciarla nell’atmosfera.

Numericamente si stima che per cinque miliardi di tonnellate annue di cemento si generano l’otto per cento delle emissioni mondiali di anidride carbonica
Oltre la metà delle emissioni legate alla produzione del cemento sono una conseguenza della calcinazione (il calcare è miscelato con l’argilla e passato in un forno rotativo a più di 1.400 gradi centigradi), e la maggior parte di quelle rimanenti deriva dalla combustione del carbone e di altre fonti fossili impiegate per alimentare il processo. Complessivamente, per ogni tonnellata di cemento fresco ne viene rilasciata quasi una di CO2.

Come risposta alla problematica la canadese CarbonCure ha installato in oltre 400 impianti di sua proprietà apparecchiature che iniettano CO2 nel calcestruzzo premiscelato, catturandola da aziende che producono gas industriali.

Altre aziende invece stanno sviluppando tecnologie per catturare l’anidride carbonica direttamente dai forni per il cemento. Ad esempio, l’australiana Calix sta investendo in un sistema ad alimentazione elettrica che riscalda il calcare in maniera indiretta, dall’esterno del forno anziché dal suo interno, il che consente di catturare la CO2 pura senza dover ripulire i gas di combustione dalle fonti fossili bruciate dentro al forno.

Si tratta di tecnologie nuove, si stanno studiando i risultati ottenuti finora per capirne appieno efficienza e scalabilità su larga scala, per poter puntare su un modello di produzione e di business più green.

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